4 muri, mille ricordi. La prima cameretta non si scorda mai. 

Emozioni contrastanti vissute durante il corso degli anni … dal giocare con la Barbie al piangere per il primo amore ( struggente, com’e’ giusto che fosse…) fino al ritornarci oggi con il proprio figlio e soffermarsi a pensare a quella che ero ” ma ero proprio io? ” gia’ ero sempre io….. dall’asilo alle superiori ho sempre dormito in questa camera! fà strano pensarci adesso, dopo tanti anni e tante vicissitudini, ma ero sempre io quella che spesso giocava in camera da sola, che s’inventava storie, che fantasticava, che leggeva fumetti, che s’innamorava, che guardava film horror con le amiche stringendo forte il cuscino e poi la notte faceva fatica a dormire, quella che buttava dalla finestra bigliettini o mini libretti creati da me all’amica del primo piano, quella che usava il citofono come telefono, e poi usava il telefono solo per fare scherzi telefonici a numeri a caso sulla guida telefonica, sto parlando del mattone da 10 kg che t’arrivava direttamente a casa (oggi m’avrebbero già arrestata …ahahah) quella che spiava dalla finestra se c’erano gli amici in giardino per poi correre giu’ a giocare, quante belle serate insieme e quante risate! Quella che ballava spensierata saltando per la camera, registrava canzoni dalla radio sulle cassette, collezionava sottobicchieri della birra , poi profumini mignon, poi accendini, scriveva un diario segreto poi trasformato in uno scambio epistolare tra amiche, e li’ ci si raccontava proprio tutto, che ora sembra “niente”. Ero sempre io quella che a volte s’addormentava sui libri, facendo finta di studiare. (ops!) Ero io quella che dopo cena scappava in motorino per raggiungere il moroso in un altra citta’, ovviamente incurante del pericolo e senza dire niente a nessuno. Niente cellulare, niente internet… ah, che bei tempi …..  Ero io quella che piangeva dopo una punizione per un brutto voto o una bugia. Ero io quella irrequieta adolescente che a volte fumava di nascosto dalla finestra e veniva sempre sgamata. ( “la cenere non cade dai finestrini degli aerei ” mi diceva mio papa’… in effetti… come dargli torto? ) Ero io che le sere d’estate m’addormentavo con la finestra aperta, non c’era nessuna strada vicina, solo i campi, entrava una piacevole arietta fresca e la mattina ti svegliavi con il canto degli uccellini. Che meraviglia! Quanti giri in bici e quante corse in quei campi, in quelle stradine di campagna. Da quella finestra ho sempre ammirato il tramonto ed il profilo delle montagne, ora la vegetazione e’ cresciuta ed ha quasi nascosto il panorama, oltre al fatto che una strada taglia il campo ed ha interrotto per sempre il silenzio dei tempi della mia infanzia. Ma niente e nessuno potra’ mai portare via tutti i ricordi che racchiude la mia camera, anche se con il tempo e’ stata trasformata piu’ volte e la maggior parte dei miei oggetti sono “spariti” durante la mia assenza nel corso delle estati…. ( a tal proposito: mi chiedo ancora che fine abbia fatto uno specchio con il disegno dei Guns ‘n roses … lo adoravo … misteriosamente scomparso dopo una vacanza in colonia al mare … )

Contrasting emotions experienced over the years … from playing with Barbie to crying for the first (poignant) love until coming back with her own son and pausing to think about what I was “but was it me?” I was already always me ….. the one who often played in the room alone, who invented stories, who fantasized, who fell in love, who watched horror movies with friends tightening the pillow and then at night it was hard to sleep, the one that threw the window from the little cards to the friend on the first floor, the one who used the intercom as a telephone, and then used the telephone only to make phone jokes at random numbers on the phone book, the one that spied from the window if there were friends garden and then run down to play, how many races and how many laughs! the one who danced jumping for the room, recorded songs from the radio on the tapes, collected beer coasters, then smelled mignon, then lighters, wrote a secret diary then turned into an exchange of letters between friends, and there they were told everything, which now it seems “nothing”. I was always the one who sometimes fell asleep on books, pretending to study. (oops!) I was the one who after dinner ran away on a motorbike to reach the boyfriend in another city, obviously regardless of danger and without saying anything to anyone. I was the one who cried after a punishment. I was the restless teenager who sometimes smoked secretly from the window and was always sgam. (“the ash does not fall from the windows of the planes” my Dad told me) I was the one who fell asleep on summer evenings with the window open, there was no road nearby, only the fields, a pleasant fresh breeze entered and in the morning you would wake up with the birds singing. Wonderful! From that window I have always admired the sunset and the outline of the mountains, now the vegetation has grown and has almost hidden everything, besides the fact that a road cuts across the field and has interrupted the silence of the times of my childhood. But nothing and no one can ever take away all the memories that my room contains, even though over time it has been transformed and most of my objects have “disappeared” during my absence over the summers. (in this regard: I still wonder what happened to a mirror with the drawing of Guns’ n roses … I loved it …)

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